Circa sedici anni fa dipingemmo la serranda della nostra prima sede di via Scirè, di rosso, bianco e nero: era un modo per affermare la nostra visione del mondo e la nostra aspirazione ad essere uomini della Tradizione, anche durante le ore di chiusura della sede. Correva l’anno 1995.

Era la prima volta, nell’ambiente della cosiddetta destra, che compariva una rappresentazione a tre colori secondo questo ordine, rappresentazione nuovamente riproposta sulle copertine di molte successive pubblicazioni, come i quaderni di formazione del militante. Alcuni ci criticarono, osservando che la collocazione dei colori non era confacente a quella, nero-bianco-rossa, utilizzata durante il nazionalsocialismo e rifacentesi al II Reich. Effettivamente avevano ragione, non volevamo che fosse quest’ultima l’interpretazione e la valenza simbolica della bandiera, ma un’altra che di qui a poco spiegheremo.