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Tortuga, l'isola che (non) c'è


Prezzo: €19.00


Titolo completo:  Tortuga, l'isola che (non) c'è. Pensieri non conformi di lotta e vittoria.

Autore: Gabriele Adinolfi

Pagine: 343, 15 x 21 cm.

Anno:  2008


Il libro: Ho scelto di intitolare Tortuga questa raccolta di pensieri non conformi. Così si chiama l’isola dove si stabilì, si rafforzò e a lungo si mantenne forte e indipendente una genia di uomini avventurosi e liberi. Per tanto tempo nessuna flotta, nessuna potenza, nessun conformismo ebbe ragione di loro: i “fratelli della costa” erano gelosi della loro indipendenza; anche quando ottennero da questo o da quel potente le loro “patenti di corsa” non si assoggettarono mai alla disciplina altrui rispettando invece i codici del mare e dell’isola. Un’isola che – al contrario di Utopia – c’era per davvero. Ritengo che si debba prendere esempio dallo spirito e dal comportamento di quella gente soprattutto oggi che gli uomini liberi devono “passare al bosco” come suggerisce Ernst Jünger. Chi, sia pure in senso figurato, passa al bosco ma ritiene di fare scorribande in città, di non nascondersi, di non scomparire, in fondo a modo suo è un corsaro e come tale ha bisogno della confraternita, dell’isola, del codice del mare. Gli è particolarmente utile conoscere chiaramente il modo nel quale è opportuno agire quando tocchi altri porti o tratti con le marine nazionali senza rischiare con ciò, una volta abbassata la guardia, di essere abbandonato a terra o arruolato a forza in una ciurma di mediocri disperati. Li ho definiti pensieri non conformi, non soltanto per ribadire una linea politica e culturale che da tempo si muove controcorrente ma perché c’è sempre più conformismo in giro. Conformismo e banalizzazione sono le parole d’ordine di un potere che scimmiotta ogni giorno di più l’Ancien Régime pur apportandovi alcuni temi e valori di origine deviata e corrodente. Il conformismo non è appannaggio della cultura ufficiale, dilaga anche nelle aree “antagoniste” le cui parole d’ordine sono sempre più ottuse, retrograde, moraliste, scialbe; il che si ripercuote in comportamenti imbarazzanti. Non conformi allora appariranno questi pensieri anche ai più della destra radicale. Ho aggiunto che sono di lotta e vittoria. L’ho fatto appositamente, perché, insieme con l’imperante conformismo assistiamo ad una decadenza spirituale davvero notevole. La lotta non è più intesa come una prova e la vittoria non è immaginata altrimenti che come un successo quantificabile in soldoni, intesi nemmeno più tanto in senso figurato. Ma la vera vittoria è su se stessi. Ho voluto quindi rifarmi al lucido messaggio esistenziale con il quale Julius Evola ci ricollega alla spiritualità guerriera della Bhaghavad Gita e, di lì, alla più profonda Romanitas. Non c’è altra radice, non esiste altro spartiacque decisivo, non c’è altro punto fermo, con buona pace di chiunque voglia ridurre una tensione spirituale e olimpica alla difesa di questa o quella espressione minore. Quello che è in atto oggi non è uno scontro tra modelli politici, tra religioni, tra valori, tra modelli; assistiamo invece al progressivo allargamento di un’infezione, al progredire di un male che inaridisce, sclerotizza e infine sbriciola. Un’infezione, un male che accomuna un po’ tutti: cristiani e musulmani, ebrei e atei, progressisti e conservatori, sovversivi e tradizionalisti, estremisti e moderati. Non sono le sfumature a fare le differenze di fondo; lo è, soltanto, un’Idea del Mondo. Quell’Idea del Mondo – o Weltanschauung come si era soliti chiamarla – quell’Idea che consente sia di non morire che di risorgere, è al di sopra delle parti ed è in grado di rimescolarle e di rigenerarle perché è precedente allo smembramento in fazioni e, soprattutto, le trascende. Ho voluto fare di queste mie riflessioni anche una raccolta di spunti che aiutino – e sottolineo aiutino perché non è un’opera esaustiva né enciclopedica – a ricomporre il quadro di quell’Idea del Mondo che, nel cosiddetto “Secolo breve”, ha guadagnato a sé tutto il fior fiore del pensiero, dell’arte, della filosofia, della scienza, della giurisprudenza europea e non solo europea ma anche asiatica e americana. Chi si sia avviato alla conoscenza delle Rivoluzioni nazionali sulla base dei luoghi comuni e dei dogmi riduttivi con i quali avversari dichiarati (antifascisti) e insidiosi intrusi (integralisti, fondamentalisti e codini) le minimizzano, è destinato a restare rinchiuso in schemi angusti, artificiali e stolidi. Chi voglia invece ricostruire, pezzo per pezzo, un mosaico che farebbe invidia agli artisti bizantini deve liberare la mente e ripartire da zero: con entusiasmo. E ritengo che gli spunti qui contenuti non possano che essergli di sostegno. Ho rimembrato ripetutamente un sentimento del mondo trattando di alcuni movimenti del passato: On the Road, Sixties, Sessantotto, Peronismo, Tercerismo…. A chi sia stato indottrinato successivamente, sulla base del semplicismo dualistico tipico delle ideologie (e non delle idee) molte affermazioni in merito appariranno eretiche. Lo sono; lo sono in quanto così aveva definito Mussolini il fascismo nell’ottobre del 1919: “la chiesa di tutte le eresie”. Sono le eresie che scatenano i fuochi e scuotono il mondo. Del resto Cristo fu eretico per i farisei che lo mandarono sulla croce, Zarathustra dovette vincere una guerra per non essere messo all’indice nel suo Iran, San Francesco sfiorò la scomunica, Corridoni, Marinetti e Mussolini furono eretici del socialismo ufficiale o della cultura ufficiale. Nietzsche è eretico; e francamente mi sento d’affermare che chi non sia l’eretico di qualcosa è di spirito davvero povero. La visione d’insieme recuperata raccogliendo i frantumi dello specchio che altri vorrebbero infranto: ecco precisamente lo scopo di questo scritto.  

L'Autore: Dal 2003 in poi Adinolfi si è impegnato in prima linea nelle Università d'Estate e nella Guardia d'Onore Benito Mussolini che ha servito in Cripta dal 2003 al 2007. È stato per ter anni caporedattore della rivista Orion. Particolarmente vicino a Casa Pound, Adinolfi non ha mai smesso di cercare la trasversalità, sempre con aspirazione all'avanguardia.
Ha dato vita, mattone per mattone, ad un Centro Studi piuttosto articolato, Polaris, che ha celebrato il suo primo convegno in Abruzzo nell'Epifania del 2008 ed ha all'attivo una lunga serie di dvd, due quaderni "Geopolitica della droga e del petrolio" e "Immigrazione", corsi di comunicazione a più livelli, corsi quadri e un notiziario trimestrale.
Intanto  ha scritto "Nos belles années de plomb" uscito nel 2005 in Francia, "Quel domani che ci appartenne" stampato nel 2006 dalla Barbarossa in Italia, cui ha fatto seguito "Tortuga, l'isola che (non) c'è" uscito sempre dalla Barbarossa il 3 gennaio 2008.
Da quattro anni cura quotidianamente www.noreporter.org. 




 







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