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Saggio sull'ineguaglianza delle razze umane

Saggio sull'ineguaglianza delle razze umane

Autore: Arthur De Gobineau. Pagine: 202, XII

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Autore: Ar

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Autore: Arthur De Gobineau

Pagine: 202, XII

Anno: 2010, ristampa anastatica del volume “Saggio su l’ineguaglianza delle razze” curato dall’editore Enrico Voghera, Roma, 1912

Collana: Gli inattuali

 


Il libro: Nella scansione dei generi letterari andrebbe introdotta la categoria degli 'inimmaginabili', per accogliere la fioritura di quelle opere che vanno oltre l'inattualità. Così remote ai condizionamenti e alle compiacenze del presente che turbano e confondono, ma perciò liberano e rischiarano. Opere che destano 'meraviglia' (cfr. Aristotele) e rigenerano le ali perdute, arcaiche, del pensiero, e dilatano i confini del pensabile. Opere che hanno il chiarore e il valore dell'aurora. A tale categoria appartiene il capolavoro di de Gobineau. Inimmaginabile, oggi, l'ispirazione che lo anima: voler analizzare la storia a partire non dal dominio basso e promiscuo della robba e dei maneggi monetari, ma da quello metafisico del genio etnico. Inimmaginabile la sicurezza con cui l'autore estrae dalla concretezza corporea indizi dell'incorporeo e ritorna alla sapienza greca: "il carattere dell'uomo è il suo destino". Ethos (carattere), ethnos (stirpe, razza). Non c'è solo assonanza tra i due vocaboli: la razza è il carattere dei popoli ed è il fondamento su cui poggia la ventura individuale. De Gobineau descrive le proprie intuizioni in termini scientifici — ed è forse la parte più caduca dell'indagine. Si rimette a un gergo 'positivistico' per classificare le razze e i destini dell'uomo, per ordinare le forme dell'umano. Ma tutta poetica è l'intuizione che eleva il pregio di quest'opera: quando si evoca il prodigio etnico, quegli Arii ancora puri (corpo e cuore) che sorgono qua e là, incorrotti dalle mescolanze razziali che fiaccano e deprimono l'Europa; quei "colpi a segno della specie" di nietzscheana memoria, fiori di ciliegio nella tenebra moderna, l'eccezione che dimostra quanto meschina e opaca e infelice sia la regola (regola?) del meticciato. Per de Gobineau, il fattore degenerativo dominante del mondo occidentale è la confusione delle razze. Per l'Autore del Saggio sull'ineguaglianza delle razze umane, ciascuna di loro differisce non tanto per fisionomie quanto per strutture e dinamiche psichiche, le quali esercitano diretta influenza sulle forme politiche. Nella sua dottrina organicistica, la sostanza corporea riflette la essenza psichica: un nesso normativo, questo, tra il modo di essere spirituale e quello fisico che rimanda originariamente al Platone delle Leggi. De Gobineau considera il genere umano diviso in tre ceppi razziali: bianchi, gialli, neri. Gli specifici caratteri razziali di ciascun ceppo mutano per effetto della loro mescolanza: attraverso gli incroci, qualità psichiche di un tipo razziale 'muovono' un corpo che non è consonante con esse. Sicché la civiltà, conseguente secondo l'Autore da quella omogeneità ànimica che è funzione della omogeneità razziale, degenera e muore. Per de Gobineau - la cui visione suscitò una impressione significativa sulle tessiture ideologiche dei fascismi - irreversibile risulta quindi l'alterazione dell'ordine gerarchico fra le razze. Essa segna un ineluttabile 'destino' biologico. 

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