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J. Moza apostolo della rivoluzione spirituale romena

J. Moza apostolo della rivoluzione spirituale romena

[Riedizione] Documenti per il Fronte della Tradizione - Fascicolo n. 15

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4,00 € tasse incl.

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( Raido )


Documenti per il Fronte della Tradizione - Fascicolo n. 15

di Danuvius

44 pp.

Riedizione, sotto una nuova veste, del fascicolo n.15, racchiuso per la prima volta in una speciale collana: "Fascismi Europei".

Questo scritto di Danuvius, rende omaggio ad una delle figure più nobili, non solo della Guardia di Ferro, ma di tutti i movimenti nazional-rivoluzionari europei. Jon Moza, cofondatore della Legione dell'Arcangelo Michele, compagno di studi e di lotta di C.Z. Codreanu, è l'incarnazione dell'Uomo Nuovo che la Legione voleva edificare.
Uomo di vasta cultura, sin dai primi momenti codificò l'inquadramento dottrinario della Guardia di Ferro. Una dottrina semplice non basata su teorie astratte, ma su pochi e precisi principi, quali la fede in Dio, il sacrificio e la lotta per la realizzazione della Romania legionaria. In un suo scritto così enuncia l'architrave della dottrina politica: "Noi non facciamo politica, né abbiamo fatto politica per un solo giorno della nostra vita. Noi abbiamo una religione, siamo i servi di una Fede. Nel suo fuoco ci consumiamo e, da essa completamente posseduti, la serviamo con tutte le nostre forze. Per noi non esiste sconfitta né resa, perché la forza di cui vogliamo essere strumento è invincibile per l'eternità ". Ma sarebbe un errore considerare Moza, come un semplice "mistico ", egli fu invece un fine politico e un tenace uomo d'azione. Più volte rappresentò la Legione all'estero, in Germania come in Italia, aderendo come capo delegazione agli incontri del CAUR - i Comitati d'Azione per l'Universalità di Roma. Quando scoppiò la guerra civile spagnola, dove il comunismo aveva deciso di annientare la civiltà europea, Codreanu inviò Moza ed altri sette legionari a combattere per la difesa dei Valori della Tradizione. In guerra si coprì di gloria in varie occasioni, ma il 13 gennaio 1937 fu ucciso insieme a Vasile Marin, quest'ultimo comandante legionario della provincia di Bucarest. Questo sacrificio diede all'impegno della Guardia di Ferro una dimensione europea.
Lo vogliamo ricordare con un brano tratto dal suo testamento, che evidenzia lo spirito nobile di cui erano forgiati i legionari romeni.
"Io così ho inteso il dovere della mia vita. Ho amato Cristo e sono andato felice alla morte per Lui! Fa, Corneliu, del nostro Paese una terra bella come il sole, una nazione moderna e rispettata, timorosa della parola di Dio. Io muoio con tutto lo slancio e tutta la felicità, per Cristo e per la Legione. Non chiedo né ricompense né altre cose, ma soltanto la Vittoria ".

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