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Processo alla Televisione

Processo alla Televisione

Documenti per il Fronte della Tradizione - Fascicolo n. 19

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( Raido )


Documenti per il Fronte della Tradizione - Fascicolo n. 19

di R. Sermonti

36 pp.

Questo contributo di Rutilio Sermonti rappresenta una delle migliori armi per comprendere a fondo e, di riflesso, combattere un fenomeno che, negli ultimi anni, ha assunto un potere dilagante: la televisione. Nell'era dell'impero televisivo, dove milioni di persone vivono ubriacate dalla droga pappa che spappola il cervello, il nostro atteggiamento si pone in radicale antagonismo contro la stragrande maggioranza. Come sempre. E' dunque nel quadro di una più vasta estensione della lotta - oggi quanto mai necessaria - che si inserisce questo agile pamphlet. Già dal titolo si evidenzia l'atteggiamento, l'analisi ed il percorso dello scritto. Un "processo" ed una sentenza senza appello, una chiara condanna: morte alla televisione! Il tema centrale, infatti, non ruota intorno a ciò che la televisione vomita sui cervelli-spugna dei telespettatori - per fare questo ci sarà sempre un pagliaccio televisivo ben pagato che, con i suoi artifizi piccolo-borghesi ci consiglierà che la TV non è buona o cattiva e che basta saperla usare, basta saper scegliere. La portata autenticamente rivoluzionaria dell'analisi verte sulla necessità di combattere a tutto campo il mezzo televisivo in sé, il teleschermo. Questo in ragione del fatto che la critica, il disinnesco, l'annientamento della televisione, può avvenire solo dall'esterno.
La TV, come un alieno prepotente, si è incuneata nella nostra vita, nelle nostre case, nei nostri rapporti interpersonali e familiari. Essa condiziona abitudini e costumi; frantuma la famiglia e ogni comunione domestica in piccole solitudini televisive. Basterebbe osservare solo superficialmente cosa determina su noi stessi. Essa immobilizza, neutralizza, ipnotizza e condiziona la mente, con i suoi fantasmi luminescenti che si rivolgono a noi sì, proprio a noi, chiedendoci un poco di attenzione. Ma la televisione è molto di più e molto più nociva di un semplice passatempo. Già questo a chi, come noi, sente profondo il dovere dell'azione e la necessità di non farsi sopraffare dall'amplificatore della Voce del Padrone - un padrone sciocco, deviato e corrotto - dovrebbe provocare uno scatto d'istinto. Già si sente puzza di bruciato.
Ed infatti, come si evincerà dal testo proposto in questo fascicolo, l'equazione è sempre la stessa: Democrazia - Capitalismo - Centri Finanziari, più o meno occulti. La solita setta, quella che, per intenderci, vive e si ingrassa dietro le quinte e che ci spara sullo schermo i giornalisti poliziotti della verità, i guardiani dell'immaginario, le soubrette di regime, "Pippi Baudi" e grandi fratelli compresi. Tutti questi capitali, questi centri di produzione, questi incubatori mass-mediali, questi affanni, sarebbero dunque al servizio di uno smisurato amore per il progresso dell'umanità? La puzza si fa ancora più forte.
La realtà è che attraverso la televisione si scardinano i punti deboli delle persone - pensate ai bambini ed agli anziani - se ne piega la volontà, se ne omologano i gusti, le scelte e la cultura; si stabilisce addirittura una gerarchia delle emozioni.
Eccolo il fine ultimo, eccolo l'avvento della Santa Profezia: un mondo artificiale e puzzolente popolato da un frullato di bastardi senza radici, senza passato né futuro. Eccolo il radioso prodotto generato dalle menti dei nemici dell'uomo, una melma di meticci svirilizzati che vive in un eterno presente, con un solo scopo nella vita: consumare! Se questo futuro non ci entusiasma e ci accorgiamo che la TV fa male, allora facciamo del male alla TV. Spegniamola o almeno iniziamo a cambiargli di posto, non concedendogli, in casa, il posto d'onore. Magari leggeremo un bel libro, faremo una chiacchierata con i nostri o andremo a fare una passeggiata. Sì, una bella passeggiata, perché è sempre meglio di uno strepitoso programma televisivo. Buona lettura.

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