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La tragedia della Guardia di Ferro

La tragedia della Guardia di Ferro

Autore: Julius Evola; Pagine: 64

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( Fondazione Julius Evola )


Autore: Julius Evola

Pagine: 64

Anno: 1996


Il libro: Non c'è forse movimento "nazionalista" o "fascista" tra le due guerre che sia stato più calunniato di quello che, sotto vari nomi, fece capo a Corneliu Codreanu. Allo stesso tempo, non c'è movimento con simili ispirazioni, fra i molti che sorsero all'epoca in Europa, che abbia suscitato tanto fascino e inte­resse, anche sul solo piano emotivo.

Non tutto, sotto il primo aspetto, si spiega con la "paura " che esso, pur a tanta distanza di tempo, poteva ispirare alla dittatura comunista che ha domi­nato la Romania sino al 1989, a motivo del fatto che la "diaspora" romena, il fuoriuscitismo romeno, è quasi tutto costituito ad un certo livello culturale dagli intellettuali guardisti o legionari delle varie generazioni (basti pensare che alcuni dei romeni espatriati più noti al mondo - Eliade, Cioran, Horia solo per citarne qualcuno — hanno avuto contatti più o meno significativi con il movi­mento di Codreanu).
C'è evidentemente qualcosa di più profondo: altrimenti non si spiegherebbe l'ostilità, l'astio, un vero e proprio odio che, dal punto di vista giornalistico e storiografico, viene in superficie ogni qualvolta si parla della Guardia di Ferro, della Legione dell'Arcangelo Michele, o del loro capo.
Soltanto mancanza d'informazione, soltanto un'opera di demolizione ideologi­ca?
Chissà?
Forse la non-accettabilità, la non-comprensione della cultura, degli ideali e delle vicende concrete del movimento codreanista, sta in quella "dimensione spirituale" che così bene è stata messa in evidenza da Julius Evola nei suoi interventi sulla Guardia di Ferro nel corso di oltre trent'anni.
Si è giunti al grottesco fatto - in un articolo sul Corriere della Sera nel 1994 - di portare come prova principe dell'"antisemistismo" evoliano l'apprezzamento per Codreanu e il suo movimento! Eppure, ormai, da un venticinquennio, dì materiale documentario e interpretativo su di esso, ce n 'è ad abundantiam e non certo solo da parte della storiografia "antifascista" (cioè, per principio "anti" rispetto a quel che studia e analizza), per potersi permettere di giudicare con cognizione di causa, in base ai fatti, ai dati, alle testimonianze dirette, ai testi dell'epoca ritrovati. Si pensi alle opere pionieristiche di Carlo Sburlati, dalla biografia Codreanu il Capitano (Volpe, 1971) alla antologia Codreanu e la Guardia del Ferro (Volpe, 1977), ma soprattutto, all'attività editoriale di Claudio Mutti con le Edizioni all'insegna del Veltro che ha dato alle stampe numerosissimi documenti legionari, opere dello stesso Codreanu, memorie e ricordi di guardisti della diaspora, i quali hanno all'attivo numerosissimi testi stampati (in romeno) nei più disparati Paesi del mondo.

Ora, come già accennato, credo che quel "qualcosa di più profondo" che è presente nel movimento codreanista e che attira tante ostilità, sia il suo aspetto spirituale, la sua dimensione trascendente: essa è tanto lontana dagli orizzonti della storiografia odierna e soprattutto dal giornalismo dilettantesco, orec­chiante e rimasticatorio, da suscitare sentimenti negativi. Spiritualità e trascen­denza che sono mesi in adeguato risalto negli articoli che Evola dedicò alla Guardia di Ferro e a Codreanu e che qui si ripropongono organicamente e in modo completo: dei cinque pubblicati nel 1938, l'anno dell'incontro fra Evola e il Capitano e della tragedia del suo movimento, tre erano già stati inseriti nell'antologia di Sburlati, ormai introvabile; il sesto è il ricordo uscito a pochi mesi dalla morte di Evola e importante per particolari nuovi che esso porta alla questione; il settimo è così come lo presentava all'epoca il quotidiano napoleta­no su cui apparve - un "ricordo di viaggio": la visita a Bucarest qui viene vista non sotto l'aspetto politico o ideologico, ma sotto quello della nota di costume, del folklore, con un taglio che seppure è "giornalistico", dimostra la consueta profondità e il consueto anticonformismo dell'autore.

Il saggio introduttivo di Claudio Mutti ricostruisce per la prima volta, con molti particolari inediti appresi spesso tramite contatti epistolari o personali, a viva voce, il famoso viaggio in Romania del 1938, nonché i rapporti fra Julius Evola e gli intellettuali legionari, e l'attività del movimento codreanista in Italia. In tal modo è possibile inquadrare con maggiore esattezza che in prece­denza gli spostamenti di Evola ed i suoi contatti con i rappresentanti della "Tradizione " e della "rivoluzione conservatrice " in Europa.

Ma naturalmente e 'è ancora moltissimo da fare, anche se questo è un importante passo avanti per evidenziare lo spessore del lavoro ufficioso (o non­ufficiale) di Evola in quel periodo, in genere sottovalutato o negato.

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