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La Dacia Iperborea

La Dacia Iperborea

Autore: Vasile Lovinescu (Geticus); 
Anno: 1984; 
Pagine: 128

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15,00 € tasse incl.

Disponibile in più di 7 giorni

Autore: Edizioni all'insegna del Veltro

Titolo completo: La Dacia Iperborea
Anno: 1984
Pagine: 128


il libro: 
Dal libro:

«[...] Tutti i prìncipi romeni, valacchi, moldavi o appartenenti alla dinastia romena che regnò sull’Impero romeno, recarono davanti al loro nome e al loro titolo una sillaba misteriosa: IO. Io Drago? Voivoda; Qui giace Io ?tefan Voivoda; Questa chiesa fu costruita da Io Radu Voivoda; Io Mihail Voivoda; Io C?liman Voivoda ... Così dai mitici fondatori fino al secolo XIX.
La traduzione di Io col pronome della prima persona singolare non è mai stata seriamente discussa. Oggi tutti gli storici, per quanto profani siano, sono unanimi nell’ammettere che questo Io significa Ion (Giovanni) ... Ma le difficoltà non fanno che cominciare, poiché, se vi furono dei Giovanni fra i Voivoda romeni, essi regnarono tardi e furono personaggi assai insignificanti. Ed ecco che gli storici non sanno più dove sbattere la testa per trovare il Giovanni al quale si riferivano i Voivodi romeni: quei Voivodi che ci tenevano tanto a questo riferimento da premettere la sillaba Io al loro stesso nome di battesimo.
I lettori di questo saggio avranno indovinato la verità. Questo Ion, questo Giovanni, non è né un uomo né un personaggio storico: è una funzione. È Io, è il Re dei Daci, “nostro Padre Ion-San-Ion”, designazione di Giano nella tradizione romena; è dunque il Re del Mondo o il Suo aspetto di Re del Cielo (Cali-Man), immediatamente manifestato dai “Voivoda Nero”, dai Drago? e dai loro successori. È il "Polo" degli iniziati fondatori, degli inviati. È il motore immobile della funzione di copertura "Voivoda Nero",  la colonna che si trova sulla lastra funeraria di uno di loro. È l’Io delle Colinde. Essi mettevano il suo nome davanti al loro, per mostrare che era lui il vero sovrano del paese e loro dei semplici delegati, dei reggenti. “Io Drago? Voivoda” equivale a: “Drago?, Voivoda secundum ordinem Iani11 [nota11: Che non si sia trattato di un adattamento al Cristianesimo, la trasformazione stessa del nome di Giano in Giovanni-San-Giovanni lo dimostra. La triplice natura di Giano è qui facilmente visibile. Ciò significa che la “copertura” non era molto spessa, anzi, era perfino trasparente. Dunque l’élite spirituale rimase iperborea. Designare Giano coi nomi di San Giovanni d’Inverno e San Giovanni d’Estate, come in Occidente, questo sì è un adattamento cristiano; designarlo col nome di Giovanni-San-Giovanni è meno di una precauzione: è una insinuazione, un incitamento.]. Si sa che il titolare di una funzione non deve necessariamente possederne la realtà. Altre persone, sconosciute, possono esserne i veri possessori. [...]» 

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